Il limite di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi rappresenta da anni il principale punto di riferimento delle politiche climatiche globali. Tuttavia, il nuovo rapporto dell’United Nations Environment Programme (UNEP), intitolato Limiting Overshoot, pubblicato ieri 2 settembre 2026, prende atto di una realtà sempre più evidente: il superamento di tale soglia appare ormai inevitabile nei prossimi anni. Ciò non significa, però, che la lotta al cambiamento climatico sia perduta. Al contrario, secondo l’UNEP, la sfida del prossimo decennio sarà limitare l’entità e la durata dell’overshoot, ossia del superamento temporaneo della soglia di 1,5°C, per poi riportare il riscaldamento globale al di sotto di tale livello entro la fine del secolo.
Dall’obiettivo di 1,5°C alla gestione dell’overshoot
Il rapporto segna un importante cambio di paradigma nel dibattito climatico internazionale. Per anni l’attenzione si è concentrata sulla possibilità di evitare il superamento della soglia di 1,5°C. Oggi l’UNEP riconosce che il mondo dovrà probabilmente confrontarsi con una fase di riscaldamento superiore a tale limite e invita governi, imprese e società civile a concentrare gli sforzi sulla riduzione dei danni e sul rapido ritorno a livelli di temperatura più sicuri.
Secondo le valutazioni richiamate nel rapporto, anche negli scenari più ambiziosi il riscaldamento globale potrebbe raggiungere un picco prossimo a 1,8°C. Al contrario, il mantenimento delle attuali politiche climatiche rischierebbe di condurre il pianeta verso un aumento della temperatura di circa 2,6°C entro il 2100.
Uno dei messaggi centrali del rapporto è che il superamento di 1,5°C non costituisce un punto di non ritorno oltre il quale ogni sforzo diventa inutile. Al contrario, ogni frazione di grado evitata può ridurre significativamente gli impatti climatici, i costi economici, la perdita di biodiversità e i rischi per la salute umana.
L’UNEP sottolinea come la differenza tra un picco di 1,8°C e uno superiore a 2°C possa determinare conseguenze profondamente diverse per ecosistemi, sistemi produttivi, infrastrutture e comunità vulnerabili. Per questo motivo diventa essenziale limitare sia l’intensità sia la durata dell’overshoot.
Il rapporto evidenzia che la riduzione delle emissioni resta la priorità assoluta, ma non sarà sufficiente da sola. Gli effetti del cambiamento climatico sono già visibili attraverso eventi meteorologici estremi più frequenti e intensi, innalzamento del livello dei mari, perdita di biodiversità e crescente pressione sulle risorse idriche.
Per questo motivo l’UNEP attribuisce un ruolo centrale alle politiche di adattamento climatico. Rafforzare la resilienza dei territori, delle infrastrutture e dei sistemi economici diventa una necessità immediata, soprattutto per le aree costiere, gli ecosistemi più fragili e le comunità maggiormente esposte agli impatti climatici.
Per riportare le temperature globali sotto la soglia di 1,5°C sarà necessario affiancare alla decarbonizzazione strumenti di rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera.
Il rapporto richiama sia le soluzioni basate sulla natura, come il ripristino degli ecosistemi e l’espansione delle foreste, sia le tecnologie di carbon removal, tra cui la cattura diretta della CO₂ dall’aria e i sistemi di bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio.
L’UNEP evidenzia tuttavia che tali strumenti non possono sostituire la riduzione delle emissioni alla fonte. La neutralità climatica deve essere considerata una tappa intermedia verso un futuro caratterizzato da emissioni nette negative e non il punto di arrivo delle politiche climatiche.
Le implicazioni per imprese e pubbliche amministrazioni
Le conclusioni del rapporto UNEP assumono particolare rilevanza anche sul piano giuridico e regolatorio.
La gestione del rischio climatico sta progressivamente diventando un elemento strutturale delle politiche pubbliche, della pianificazione territoriale, delle strategie ESG e dei processi decisionali delle imprese. In tale contesto, l’adattamento climatico non può più essere considerato una misura accessoria rispetto alla mitigazione, ma costituisce un pilastro essenziale delle future politiche ambientali.
Per le imprese ciò significa integrare i rischi fisici del cambiamento climatico nelle strategie aziendali, negli investimenti e nei sistemi di governance. Per le amministrazioni pubbliche implica la necessità di pianificare interventi capaci di aumentare la resilienza dei territori, delle infrastrutture e degli ecosistemi.
Conclusioni
Il messaggio dell’UNEP è chiaro: il superamento di 1,5°C non segna la fine degli obiettivi climatici globali. Ciò che conta oggi è limitare l’entità dell’overshoot, accelerare la riduzione delle emissioni, rafforzare l’adattamento e preservare la capacità degli ecosistemi di assorbire carbonio.
La governance climatica entra così in una nuova fase, nella quale mitigazione, adattamento e resilienza devono essere considerati elementi complementari di una strategia integrata. Una sfida che coinvolge non soltanto gli Stati, ma anche imprese, enti locali e operatori economici chiamati a gestire gli effetti di un cambiamento climatico ormai in atto.




