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EU Space Act: sostenibilità ambientale, responsabilità e tutela delle nuove tecnologie nelle attività spaziali dell’Unione Europea

Il 25 Giugno 2025 la Commissione Europea ha presentato la proposta di regolamento denominata EU Space Act (COM/2025/335), con l’obiettivo di creare una regolamentazione uniforme per le attività spaziali all’interno dell’Unione Europea, sia nei confronti di operatori UE che di quelli extra-UE che forniscono servizi spaziali in Europa. Si tratta di un passo storico verso una governance europea dello spazio, evitando la frammentazione normativa, fondata sui principi di sicurezza, sostenibilità e tutela ambientale. In un settore in rapida espansione, dove operano non solo agenzie pubbliche ma anche imprese private e startup tecnologiche, il regolamento mira a conciliare sviluppo economico, innovazione e responsabilità ambientale.

La prevenzione dell’inquinamento spaziale come nuova frontiera del diritto ambientale

Oggi, in orbita terrestre, orbitano milioni di frammenti di satelliti, razzi e componenti dismessi: una vera e propria emergenza ambientale al di sopra dell’atmosfera. Questi detriti spaziali, muovendosi a velocità estreme, possono compromettere missioni operative e infrastrutture satellitari cruciali per le comunicazioni, la navigazione e il monitoraggio climatico. Con l’EU Space Act, l’Unione Europea, in linea con il Green Deal europeo 8 e con gli obiettivi di sostenibilità, intende ridurre l’impatto ambientale ed estendere al contesto orbitale la prevenzione del rischio ambientale, promuovendo la progettazione responsabile dei sistemi spaziali e una gestione più sicura del ciclo di vita dei satelliti, in un ecosistema finora privo di regole vincolanti in tal senso.

Il regolamento prevede che ogni operatore o produttore di satelliti sia tenuto a valutare e dichiarare l’impronta ambientale delle proprie missioni (capo III – artt. da 96 a 100), garantendo la capacità di deorbiting o di recupero a fine vita. Si introduce così una forma di responsabilità estesa del produttore orbitale: chi immette in orbita un oggetto ne rimane responsabile fino alla sua rimozione o disattivazione sicura. È previsto inoltre un sistema europeo di registrazione e tracciabilità dei veicoli spaziali, volto ad assicurare trasparenza, accountability e una più agevole attribuzione delle responsabilità in caso di danni o collisioni (capo I – artt. da 58 a 73).

Le tecnologie emergenti e la tutela dell’innovazione

Gli operatori dovranno valutare e ridurre l’impatto ambientale delle loro attività spaziali (capo II – artt. 74-95), beneficiando al contempo del supporto all’innovazione nelle tecnologie emergenti, come la manutenzione in orbita e la rimozione dei detriti (capo IV – art. 101). L’intelligenza artificiale permetterà il monitoraggio autonomo delle orbite e la prevenzione delle collisioni disciplinata agli artt. 102-103 del Capo V; la robotica e i sistemi di active debris removal renderanno possibile la cattura e la rimozione dei detriti; mentre i satelliti di nuova generazione saranno progettati con funzioni di auto-deorbiting e riciclo dei componenti. Queste innovazioni pongono questioni rilevanti in tema di proprietà intellettuale e tutela brevettuale. Algoritmi, sensori e software di controllo autonomo rappresentano dunque invenzioni suscettibili di tutela. Sul punto, saranno previste misure a sostegno per le imprese e che operano nel settore (in particolare start-up, PMI e piccole imprese) al fine di procedere senza intoppi nella transizione.

Per imprese, startup e operatori del settore aerospaziale, la sfida sarà quella di integrare la compliance ambientale con la tutela dei propri diritti di proprietà intellettuale, adottando strategie legali e tecnologiche conformi alla nuova normativa.

Avv. Daniele Di Fonte